Benvenuti nel sito custanza e dimura
Già ma cosa è la custanza e dimura ? Non è così semplice spiegarlo ma naturalmente ci proverò.
Sostanzialmente non significa niente, come niente direte, beh in realtà era una primitiva e rozza forma
di chiave crittografica della comunicazione ma andiamo con ordine…
Nella cultura contadina della Sicilia di qualche secolo fa alcuni discorsi non potevano e non dovevano
essere ascoltati dai bambini.
Quando capitava che i grandi spesso marito e moglie ma a volte anche alcuni discorsi di soli uomini si era soliti
mandare i bambini dalla vicina per chiedere un pò di “custanza e dimura”.
Così si diceva: “Sienti bedu vai na vicina e fatti rari teiccia ri custanza e dimura”
(senti bello vai dalla vicina e fatti dare un pò di costanza e dimora).
Il figlioletto o la figlioletta rispondeva spesso : “E chi è sta custanza e dimura” (E che cosa’è questa costanza e dimora)
E il papà o la mamma rispondeva “Nenti nun ti pigghiari pena ca a vicina u sapi chidu ca ta dari”
(Niente non ti preoccupare che la vicina sa cosa ti deve dare)
Naturalmente i bambini non si davano pace perché certamente quella risposta alimentava ancora di più la loro curiosità.
Giunti dalla vicina Il bambino/a recitava la tiritera :” mi manna a mamma (o u papà)
e mi rissi ca c’ammanca teiccia ri custanza e dimura chi è cia putiti rari ppi favuri ?”
(mi manda la mamma ( o il papà) e mi ha detto che gli manca un pò di custanza e dimura, gliela potete dare un pò per favore ?”
E la vicina rispondeva: ” Cettu ca ci l’hai però a circari, assittiti duocu na segghia
e aspetta ca iu vaiu d’arintra ca ta ciercu” (Certo che ce l’ho però la devo cercare siediti lì nella sedia
e aspetta che vado la dentro (nell’altra stanza) che te la cerco)
Insomma era un semplice piccolo stratagemma con un messaggio in codice condiviso tra adulti
per far perdere tempo alla giovane ragazzina/o e così poter parlare liberamente di argomenti delicati.
Forse costanza e dimura si riferiva al fatto che il ragazzo doveva dimostrare
una certa costanza nel non innervosirsi ad aspettare passivamente e nello stesso tempo dimorava presso la vicina/o.
E chiaro che nel frattempo la ragazzina/o esplorava con gli occhi tutti gli angoli della casa
per cercare di scoprire il mistero di cosa fosse la “custanza e dimura”
Dopo un pò di ricerca (vana) e mirata della vicina questa si presentava alla ragazzina/o con un fagotto
generalmente di pane o focacce o qualche altra piccola specialità culinaria o semplicemente
un qualsiasi oggetto di nessuna utilità pratica e diceva.
“Tieni bedu porta sta teiccia ri custanza e dimura a mamma (o o papà)
e u sienti scuitimi nun na scummighiari, portaccilla accussì comi ta rugnu”
(Tieni tesoro porta questo pò di costanza e dimora a tua mamma (o a tuo papà)
e senti dammi retta non la scoperchiare, portagliela così come te la dò”
E’ chiaro che tutto ciò accresceva nel bambino l’alone di mistero attorno alla fantomatica “custanza e dimura”
ma comunque serviva allo scopo di separare gli adulti dai bambini in alcune circostanze particolari.
Bene adesso vi ho svelato il mistero della “custanza e dimura” andate in cerca in tutto il sito per portarla ai vostri cari.
Buona lettura…